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Ed ecco come, attorniato dai professori Goffredo Verginelli e Nicola Cataudella, dell'Accademia di Roma, e da altri suoi valenti collaboratori, lo trova e lo vide al lavoro Gino Tibalducci in una intervista pubblicata su «Il Popolo ». «Dapprima, un salone infestato da trespoli, da pantografi, da mucchi di creta, da secchi d'acqua, rozzi come quelli dei muratori: poi, un altro, le cui pareti scoperte mostrano il taglio dei mattoni ed il legame della calce, ,e che hanno pavesato con lenzuoli di tela bianca distesa. Pendono dal soffitto, coperto da blocchi di vetro, grosse lampadine elettriche, appese al filo: globi spenti che l’aria fa muovere con incertezza. «Questo è il bottegone dove lo scultore fiorentino Antonio Berti sta lavorando per dare forma, arte e grandezza al
monumento che nella città di Trento sarà innalzato al suo illustre figlio. In un angolo, contro il bianco dei feti, appare, su trespoli e piani di legno, il bozzetto in creta che consolida la struttura ultima di questi primi mesi di lavoro. «Attorniato dai suoi validi collaboratori, lo scultore Berti, in tuta azzurra, è curvo sull'opera; e con le dita esperte modella la creta, muove le stecche, toglie o aggiunge, rapido, ciò ,che gli sembra superfluo o necessario. «Lo chiamano per dirgli che desideriamo parlargli: lancia un ultimo sguardo sul punto che lo impegnava, strizza gli occhi con quell’attitudine particolare di scultori e pittori,
allorche vogliono «diaframmare», vedere, cioè, l'opera a cui si affaticano, perdendone cioè i particolari, ma cogliendone quasi l'aspetto finito. « Poi si volge ,e sorride. E comincia a parlare...« Quando sosta, per raccogliere le idee, lo guardo negli occhi, che ha piccoli e vivacissimi. Continua, senza avvedersene, a limare lo sguardo come faceva dianzi, davanti alle statue: sembra «vedere», nel vago dell'aria, le cose che intanto mi traduce in linguaggio: fissa, nel vuoto, le forme e le proporzioni, e gli riesce spontaneo dire: la guglia sarà così, i pannelli avranno tale movimento, la statua tal'altra plastica forma ». Occorre ricordare che il Berti è anche l'ideatore del monumento nel suo complesso architettonico, seguendo in questo la tradizione dei grandi artisti del nostro Rinascimento che sapevano essere contemporaneamente architetti, scultori e pittori, conferendo alle loro opere quella unità organica, quella sintesi di valori estetici e formali, che tutt'ora suscitano ammirazione e commozione. Egli ha saputo egregiamente combinare le due forme, quella architettoniche e quella plastica, in questo monumento che ha per scenario grandioso quello delle vette alpine, dandoci nuova prova della sua maturità e della sua validità e, se riesce a suscitare la nostra ammirazione per il preciso modellato delle varie figure che ornano il monumento, raggiunge le vette della più compiuta ed efficace arte plastica nella statua di
De Gasperi.
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Sobrio e ricco di carica vitale il corpo eretto; naturale e misurato il gesto oratorio, di incitamento e di esortazione; sereno e fermo il volto, su cui sofferenza e volontà hanno stampato le loro sigle: suggestivo, preciso ritratto e, nello stesso tempo, profonda interpretazione spirituale della persona e della personalità dello statista. Ecco come il Tibalducci riassumeva con poetica commozione le prime impressioni suscitate in lui dalla vista della statua del Grande Trentino abbozzata nella creta; ma, già elaborata definitivamente:« Le genti che da ogni parte dell'Italia e del mondo sosteranno in devota ammirazione davanti a questa immagine, vedranno la figura di un modesto cittadino, quale egli volle e seppe restare pur nella sua grandezza. Vedranno l'uomo che parlava alle moltitudini, ,che presenziava, ammirato e stimato, i più solenni consessi internazionali, che sapeva trovare, senza deflettere dai suoi principi politici e morali, le soluzioni più adeguate tra le forze contrastanti. Vedranno il buon padre di famiglia, che dall'affetto della moglie e delle figlie, traeva il conforto alle travagliate ore delle sue intense giornate. Egli sapeva la gioia pura e semplice di una ,carezza, fatta ad una foglia o ad un fiore, conosceva la soddisfazione del lento camminare lungo le mulattiere, quando intorno sono distese fragranti di prati e scrosci improvvisi di ruscelli, mentre nell'ora che annuncia il finire del giorno, si espande tra le
vallate il suono delle campane dell' Ave, e la terra, come il cuore dell'uomo, ha un fremito. Allora, tra le sue montagne, quasi miracolosamente sottratto e per troppo breve guizzo di tempo, alle cure dello Stato, gli affiora alle labbra un sorriso liberatore. «Così, senza paludamenti, senza enfasi di pose, che mai non ebbe Alcide
De Gasperi è stato modellato nella creta; così, Egli sarà ritratto nel bronzo ». L'iniziativa, tenuto conto della grandiosità del Monumento, e del tempo di primato nel quale è stato portato a compimento, non poteva avere migliore realizzazione. Il piedistallo della statua porta inciso: «La Democrazia Cristiana ad Alcide
De Gasperi »; e la dedica vuole essere testimonianza della riconoscenza e dell'affetto che rimarranno imperituri in chi ebbe per tanti anni il Grande Statista guida Sicura ed amato Capo. Però il più vasto significato del monumento non si racchiude soltanto in questo atto di riconoscente omaggio. La bronzea statua di Alcide De
Gasperi, si eleverà, paternamente severa, a ricordare a tutti gli italiani le sofferenze e le umiliazioni di una perduta libertà e la lotta strenua per riscattarla; sarà di continuo incitamento nella battaglia contro tutte le forze del male, che non potrà non essere vittoriosa se condotta con purezza di intenti e sotto la guida di una illuminata fede.
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