MONUMENTO DI DE GASPERI A TRENTO
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Visto di fronte
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Il Monumento di Piazza Venezia
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Il
monumento, in granito rosa delle cave di Baveno, con la sua alta stele, svetta fra il verde di piazza Venezia, in Trento, e nella sua imponente mole, trovano risalto efficace le sculture
in bronzo ed in marmo dell'artista toscano Antonio Berti. La stele, che richiama le guglie alpine tanto care a De Gasperi, si erge nel centro di un'esedra, anch'essa in granito rosa,
mossa da particolari accorgimenti prospettici, che simboleggia l'aula parlamentare. Al termine dei bracci dell'esedra, poggiante su un'ampia piattaforma pavimentata a mosaico
monocromo ed a disegni geometrici, sono collocati due grandi bassorilievi in bronzo che sintetizzano la distruzione conseguente alla guerra e la ricostruzione dell'Italia. Domina
imponente, al centro dell'emiciclo, la grandiosa statua in bronzo di Alcide De Gasperi. Lo Statista ci appare in uno dei suoi più caratteristici gesti oratori: il volto severo e
volitivo e l'atteggiamento nobile e vigoroso della persona sono resi dal Berti con quella decisa tecnica e quella unità di stile che hanno sempre caratterizzato la sua opera.
Superando ogni convenzionalismo retorico egli è riuscito, sia pure con notevoli difficoltà, ad eliminare con sapienti accorgimenti plastici, quelle norme tradizionali tanto abusate
nei monumenti commemorativi, solitamente così squallidi di significato interiore nella loro manifesta ampollosità. Scrive a tale proposito Mons. Ennio Francia nel quotidiano « Il
Popolo
»: «Le idee di fondo cui si è ispirato il Berti per la realizzazione del grande 'monumento sono: la ricostruzione democratica del Parlamento, in quanto espressione politica della
Nazione, la ricostruzione della Patria devastata dalla guerra, l'attività svolta per la Unione Europea e la concezione sociale basata sull'affratellamento delle classi. Idee vaste ed astratte che solo potevano essere rese con traslati ed espressioni metaforiche, che esigevano l'introduzione di elementi di architettura, che Michelangiolo considerava
la più astratta delle arti ». La statua di Alcide De Gasperi, poggia su un piedistallo sul quale in quattro nicchie, sono paste le figure della Fede, della Giustizia, della Politica
e della Riflessione.
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LA
FEDE E LA RIFLESSIONE
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LA
FEDE. Raffigurata
in una semplice sana ragazza, abbigliata can vesti modestamente composte, ritmate da un vela che, ricoprendole il capo, cade morbidamente sulle spalle, essa incede, quasi religiosamente, la mano destra serrata sul cuore a protezione del libro delle
preghiere e della corona del Rosario. La sguardo è dolcemente rivolto versa l'alto, mentre la
bocca, leggermente aperta, accenna alla preghiera
LA RIFLESSIONE.
Questa
quarta figura del basamento, vuole ricordare come il De Gasperi, che aveva fra le sue più cospicue virtù quella della pazienza, mai agi sotto lo stimolo di incontrollati
impulsi, ma come tutti i grandi statisti di ogni tempo, ebbe per norma costante quella di non prendere alcuna decisione e di non dar corso ad alcuna iniziativa, se non dopo ma
turo esame, dopo averne studiato i lati positivi e negativi, ed averne vagliato le possibilità e le conseguenze. La 'Riflessione è 'molto ben rappresentata da quella testa
dolcemente reclinata sul. braccio sinistro, che ci dà il senso di una profonda intima concentrazione, resa con grande efficacia dagli occhi lievemente socchiusi.
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LA
GIUSTIZIA E LA POLITICA
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LA
GIUSTIZIA. Forse la figura più difficile da risolvere can criteri moderni, dopo le abusate immagini che ce la rappresentavano munita di spada e bilancia, simbolo
severo della «dura lex », è stata affrontato dal Berti con particolare impegno. Egli ce ne dà una versione diversa, più cristiana, con la raffigurazione di una giovane
danna che vestita di una carta tunica, sotto la quale si intravede una moderna veste a scacchiera, parta sulle spalle una simbolica toga che ne definisce l'alta missione. Le
mani sona incrociate, con felice risoluzione plastica, all'altezza del seno manca la tradizionale bilancia, quasi a significare che la giustizia non deve fondarsi
esclusivamente sul fredda contrapposto delle colpe e delle pene, ma anche su una valutazione, profondamente umana, delle cause e degli effetti, più redentrice che punitrice
LA POLITICA. Il Berti ha raffigurato la
scienza di governare i popoli, can una incisiva figura femminea dal volto scarno e volitivo, che sembra incedere versa una sua precisa mèta. Egli ne ha voluto sinteticamente
puntualizzare l'intima esistenza nella veste della danna, tutta a spigoli prismatici ed a labirintiche rientranze, a significare come sia irta di difficoltà e di ostacoli e
come sia ardua la via del potere, quando si vogliono rispettare le superiori esigenze della democrazia.
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LA DISTRUZIONE. Questo è il tema del grande altorilievo in bronzo a sinistra dell'esedra. E' un immane
cataclisma che tutto sconvolge apportando distruzione e morte: vi sono in sintesi rappresentati i tragici episodi del martirio italiano nell'ultima guerra mondiale. Alla
sommità del triangolo, un aereo sgancia il suo carico micidiale mentre un funereo pipistrello vola sulle rovine delle case crollate, delle chiese atterrate, dei ponti distrutti,
degli impianti industriali e ferroviari sconvolti. Scena apocalittica, resa ancora più tragica dal guizzo delle folgori micidiali, dalle figure del marinaio travolto nelle
onde col suo vascello, del soldato colpito, della 'madre morente ,che fa scudo del corpo al suo bambino; il tutto reso nella sua cruda, terribile veridicità con vigoroso ritmo
plastico: piani netti, ombreggiature audaci e profonde, dinamismo di linee convergenti.
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LA
RICOSTRUZIONE. Il secondo grande altorilievo a destra del l'esedra, rappresenta l'Italia risanata dalle profonde ferite della
guerra: un sole radioso splende, dove prima imperavano squallore e morte, a salutare la Nazione tornata a festoso fervore di vita. Chiese, case, officine sono risorte dalle
tragiche rovine; la nave solca di nuovo i mari con i suoi carichi pacifici: il focolare domestico è ricostituito, la mamma allatta tranquilla il suo bimbo, il trattore
meccanico si affianca al cavallo ed al bove nel lavoro dei campi, le antenne radio riprendono la loro missione di collegamento fra i popoli. |
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