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TRENTO - Via delle Orne   right

a Trento

 

 

Ecco un'antica via di Trento, il cui nome è stato tramandato, tale e quale sino ai giorni nostri. Si chiama così perchè un tempo, esistevano in questa via le botteghe artigiane che fabbricavano le O r n e, un termine che deriva dal latino U r n a, col significato di vaso di legno per acqua o vino. In questa via strettissima si possono ammirare le tipiche case con i tetti spioventi, molto alte, riconducibili al sistema di costruzione delle case nei primi secoli dopo il Mille. Sullo sfondo dell'antichissima via, della quale troviamo notizie sin dall'anno 1376, l'alto companile dell'antica Basilica di Santa Maria Assunta. L'unica casa affrescata, ornata da monofore architravate Cinquecentesche, dai bei contorni in pietra, con un'interessante decorazione ad affresco venuta alla luce nel 1977 sotto l'intonaco durante le operazioni di restauro della Facciata. L'individuazione del tema iconografico e la sua accurata descrizione si devono a Michelangelo Lupo, in uno studio pubblicato supito dopo il restauro. Nella parte inferiore si trova, entro un fregio a grottesche, un tondo col ritratto di profilo di Ferdinando I d'Austria. Sulla veste gialla era visibile, subito dopo il restauro, il collare del Toson d'Oro, ma esso oggi non è più leggibile per il rapido degrado che in questi ultimi anni ha interessato il Tondo e l'immagine regale, con estese perdite di pellicola pittorica.

Appena sopra, tra le due finestre, entro un riquadro si scorge la Lupa che allatta Romolo e Remo sulla riva del Tevere e sullo sfondo a destra, Faustolo che porta i gemelli alla moglie Acca Lorenzia. Questa scena è sormontata da una larga cornice cui si sovrappone un'apertura circolare scorciata, fiancheggiata da due chimere affrontate, dalla quale si affaccia una testa, molto lacunosa, in cui si può tuttavia riconoscere un imperatore romano. Il complesso iconografico è in rapporto con l'elezione a Re dei Romani di Federico I, avvenuta il 5 gennaio del 1531, ma l'affresco potrebbe essere stato dipinto anche qualche anno dopo per rendere omaggio a Ferdinando I in occasione del suo ingresso solenne a Trento nel mese di settembre del 1536. Tra queste due date dovrebbe cadere la sua esecuzione. Si avverte nell'affresco, un netto divario qualitativo fra l'incisivo ritratto dell'Asbugo, cui servì da modello probabilmente una xilografia del 1522 e il riquadro soprastante con Romolo e Remo, di fattura modesta. Molto bello è il fregio a fondo giallo aurato, contenente i caratteristici, bizzarri motivi e fattezze rari nelle decorazioni in facciata, almeno in forma così libera, che ricordano sopratutto le Grottesche dipinte dal Foligno nel 1531 nel refettorio antistante la cantina del Magno Palazzo. L'effigie di Ferdinando I è l'unico esempio rimasto sin ora conosciuto, oltre alle immagini di Massimiliano in Palazzo Geremoa, di quella galleria di ritratti che si intuisce essere esistita sulle facciate della città insieme a numerosi stemmi distribuiti ovunque, secondo la testimonianza antica e quindi autorevole del Mariani, in clima di esaltazione della famiglia imperiale che ebbe il suo apice all'interno del Castello del Buonconsiglio per volere di Bernardo Cles.

 

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Antonio@Enio